“La lettera” di Paolo Nani al Teatro Filodrammatici

Paolo Nani è indubbiamente tra i più grandi maestri contemporanei di teatro fisico. Ferrarese di nascita, danese di adozione, da oltre venticinque anni porta in scena in tutto il mondo i suoi spettacoli,  ed il più celebre fra questi ( “La lettera” con la regia di Nullo Facchini),  è un capolavoro assoluto di teatro comico. Uno spettacolo senza tempo, da vedere e rivedere mille volte, perché si continua a ridere come la prima, scoprendo ogni volta che la locuzione rotolarsi dal ridere non è solo una espressione figurata: ci si tiene la pancia davvero per non cascare dalla poltrona.

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Un classico del teatro, da considerare come un “Moby Dick” della propria libreria: da riaprire e rileggere ogni tanto. Un plauso quindi al Teatro Filodrammatici di Milano, che ci permette di goderne ogni anno in dicembre, mettendolo in cartellone.

La trama di questo spettacolo è di una semplicità estrema: un uomo scrive una lettera ma dopo averla imbustata ha il dubbio che la penna usata non scriva. Paolo Nani mette in scena questa microstoria ripetendola e interpretandola in chiavi diverse: con ripetizioni, all’indietro, con sorpresa, oppure da pigro, da ubriaco,  o ancora, come un horror, come un western, come un film muto (per svelarne solo alcune), in un meraviglioso crescendo comico che lascia alla fine lo spettatore con un profondo senso di gratitudine.

Da schietto saltimbanco quale è, Paolo Nani gioca con il pubblico incorniciato da una scena minimalista: un tavolino, una sedia, una bottiglia di vino, un bicchiere, una foto di donna. Non c’è niente altro e non se ne avverte mancanza: sfondo nero, niente musica, niente cambi luce. E soprattutto niente parole. Il protagonista è il corpo, le espressioni del viso, la precisione dei gesti. È infatti il magistrale talento di Nani a rendere la rappresentazione un meccanismo perfetto: basterebbe poco per risultare ripetitivo, o esagerato, demenziale  persino. Invece l’attore e il regista ci dimostrano sapientemente come di una scena ordinaria, di una azione pur banale, si possano ricercare infinite sfumature e colori, rendendo la narrazione sempre giocosa e sorprendente.

Ispirato a “Esercizi di stile” dello scrittore francese Raymond Queneau, la performance di Nani è esattamente uno studio sullo stile, sul ritmo, sulla comunicazione gestuale, sull’empatia con il pubblico (di ogni lingua, cultura ed età) che raggiunge e conquista definitivamente.

(Helga Bernardini)

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