Cassandra Raffaele: “In Loop” al Maite di Bergamo

Se un aperitivo nella splendida Città Alta di Bergamo è occasione per ascoltare Cassandra Raffaele può dirsi evento piacevole. Artista che da anni professa religiosamente il culto della musica, Cassandra si è costruita un mondo originale ricco di carattere e di livello, con un bagaglio pieno di contenuti che puntano dritto a chi ascolta.
Scrive, compone, suona: è il suo respiro.

L’abbiamo incontrata per una chiacchierata dopo il concerto del suo “In loop – New Solo Tour”, giunto quasi al termine, al Maite Social Club.

Cassandra Raffaele, siciliana, trent’anni di canto alle spalle, poliedrica, suoni tutto, due album. Cosa aggiungi a questo presunto riassunto della tua vita?

Aggiungerei solo quello che non ho ancora imparato e fatto, che presto farò: addomesticare farfalle. Scherzo. Non saprei. Credo, un’instancabile voglia di fare.

Nei tuoi testi c’è la “bambina che gioca” ormai “adulta che gioca” che continua ad amare la musica. Dici: «La musica è una coperta che ogni tanto lascio cadere…». Un amore indissolubile e che altro?

Sì, è una coperta. Mi rassicura davanti alle mie mille insicurezze. So che c’è, con le note che conosco. Mi dà tranquillità. Ma a volte, mi fa lo sgambetto e mi scopre, facendo venire fuori la mia parte fragile.

Alcuni temi, nelle tue canzoni, sono molto presenti e rivelati con sfumature diverse. Per esempio: l’amore, associato alla delusione, alla rivincita, al colpo di grazia; il viaggio, interiore, meta di liberazione; la donna, il suo mondo…

Sì. Sono momenti e stati vissuti in prima persona o raccolti da storie a me vicine, e per questo, profondamente veri.

Parli anche di «vita artificiale», di «imparare a camminare» o quasi come imperativo dici «svegliati, svegliati e cammina […]». Ti rimproveri qualcosa o caparbiamente ti sostieni e ti incoraggi?

Cerco di trovare nelle canzoni che scrivo, la riserva energetica necessaria a nutrire la “famosa” voglia di fare che, a volte, può incontrare ostacoli. Quest’ultimi sono raccontati ma accanto, cerco di proporre papabili vie d’uscita. A volte il supporto esterno non è sufficiente. L’unica persona che può fare la differenza, nei momenti difficili, sei tu e la tua autodeterminazione. Senza quella, non si va da nessuna parte.

Nella tua musica e nei tuoi concerti si ascoltano tante note della musica italiana ed estera. Penso a Carmen Consoli, Raphael Gualazzi, The Doors, Portishead per dirne alcune. Nelle tue origini però c’è anche Aretha Franklin e tutto il blues, il Jazz, il Gospel. Continui tu il discorso?

Il blues, il jazz, fanno parte del mio modo di vivere. Sono attitudini, che non riesco a definire genere musicale. Tutto ruota attorno ai miei stati esistenziali ed emotivi, che mi spingono a trovare in quello che ascolto, lo specchio di ciò che sono.

Il tuo ultimo album “Chagall” è diverso, elettronico, variopinto, strano. Sei d’accordo?

Sì, sono io.

Ultimo colpo: il tour?

Il tour è il mezzo più entusiasmante per fare la propria musica. Supera tutto. Se fosse per me, sarebbero sempre dei “never ending tour”. Ultimerò a breve le tappe in acustico “In Loop” e dopo partirà l’ultima tranche di date con il Power Trip, in trio, accompagnata da Bruno Farinelli alla batteria e da Marco Dirani al synt bass e basso. Dopo l’Estate mi fermerò per un po’.

 

Articolo di Gianluca Riva
Foto di Rosalba Amorelli e Gianluca Riva

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