“La prima, la migliore” al Teatro Elfo Puccini

Scritto e diretto da Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari, interpretato dagli stessi con la partecipazione di Davide Berardi.

È stato portato in scena al teatro Elfo-Puccini di Milano dal 14 al 19 febbraio 2017. Al momento, è l’ultimo progetto della compagnia Berardi-Casolari. Ispirato dalla lettura del romanzo “Niente di nuovo sul fronte occidentale” di Remarque. Simbolo dell’antimilitarismo.

Ha debuttato nel 2015, in occasione del centenario del primo conflitto mondiale. Da qui il riferimento ironico del titolo, che si prende gioco della espressione “la prima è sempre la migliore”, per dare un’idea dell’inganno degli imbonitori che propagandavano la guerra. Poi, rivelatasi una carneficina.

Quello di Berardi-Casolari è autodefinito come teatro “controcontemporaneo”, contro il nostro tempo, perché affronta tematiche appartenute a un passato più o meno prossimo e ancora contemporanee. Concentrandosi sulla condizione dei più deboli, sulle minoranze.

La pièce è un lavoro che indaga sulla distanza tra il popolo e i governanti. “È una metafora di una giovane generazione che si può definire schiacciata, analogamente a quella attuale tra gli under 35 e gli over 63, schiacciata tra i giovani che vogliono avanzare e gli altri che non vogliono mollare. Schiacciata nell’ingiustizia sociale, nell’assenza di qualsiasi garanzia sociale”. La riflessione “dove sta la responsabilità individuale?” è da spunto all’interno della poetica drammaturgica. Il lavoro di ricerca che ha determinato la costruzione dell’opera teatrale è ancora in atto.

Scenografia essenziale (quattro molle, due pali e una striscia di sale) nella quale gli attori si muovono per le varie scene. Esse diventano frammenti, schegge che fanno riflettere. Si viaggia dalla propaganda degli imbonitori al non-sense della vita in trincea, dalla lettere scritte sul fronte e al momento di dolore nel quale vengono riportate le notizie ai familiari. Esemplare del gioco dell’ironia che pervade il testo è il momento della battaglia fatta con il lancio di palline di carta come simulacri di bombe. Interventi musicali di Davide Berardi, con l’intento di ricordare la nostalgia dei soldati, attraverso brani della musica popolare del sud Italia.

Tema fondamentale è la cecità. La scusa usata dai più è “quello che non vediamo, non esiste”. Ma la vita esiste malgrado noi. E questo non vuol dire dimenticare quelli che siamo stati, delle battaglie fatte e di quelle che si stanno facendo ancora, attorno a noi.

Articolo e foto di Diego Cantore

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