Antonio Rezza all’Elfo Puccini

La lunga maratona milanese della compagnia RezzaMastrella è iniziata al Teatro Elfo Puccini il 20 febbraio. In scena fino al 6 marzo con i due spettacoli “Fratto X” e “Anelante”, la compagnia ha presentato in altri luoghi della città sia i cortometraggi di repertorio che il film “Milano, Viale Padova”.

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Dal palco dell’Elfo, al termine del primo spettacolo, Antonio Rezza ha invitato il suo pubblico ai successivi appuntamenti con la simpatica rassicurazione “Per quindici giorni siete coperti emotivamente”.
Ed effettivamente è stato così: chi non ha perso nessuno dei suoi eventi e ha concluso la maratona con il brindisi ai 30 anni di vita della compagnia (presso il Cinema Beltrade) è tornato a casa con un senso di malinconico smarrimento: “e adesso?”.
Il fatto è che il teatro di RezzaMastrella non è simile ad alcun altro, non si avvicina ad alcuna definizione, genere, aspettativa. Si ride, tanto, perché Rezza è uno straordinario interprete dell’assurdo e la sua comicità è dirompente, ma il suo è anche un teatro feroce, implacabile. Un umorismo tossico, che incalza, innervosisce, interroga, e crea dipendenza. Potremmo dire un teatro provocatorio, evidentemente, ove si intenda però che la provocazione non vuole essere il fine, tutt’al più un accidentale effetto collaterale.
Gli “habitat” (le scenografie di Flavia Mastrella) in cui si muovono i personaggi sono delle vere e proprie installazioni artistiche di teli e luci che arricchiscono la performance con suggestioni fotografiche, oniriche e visionarie.
“La spensieratezza va stroncata alla nascita!” è l’incipit di “Fratto X”, che ci introduce a un affresco di personaggi e storie: uomini comuni con nomi comuni, coppie in lite perenne, personaggi in preda all’ansia, famiglie asfissianti, poliziotti sempre inclini alle manganellate.
Che sia su un palco o dietro una cinepresa, la compagnia RezzaMastrella ci mostra il suo sguardo arguto e sferzante su un mondo distorto. Ma non c’è accusa né denuncia nelle intenzioni, e lo chiarisce bene Antonio Rezza quando lo incontriamo: “L’intenzione uccide l’arte perché la vincola, mentre l’arte per sua natura deve essere libera, altrimenti non è arte ma truffa”.

Articolo e foto di Helga Bernardini