Yann Tiersen @Palazzo dell’Arte Triennale di Milano

Il polistrumentista bretone Yann Tiersen, uno dei più straordinari compositori in attività, è sempre stato un instancabile sperimentatore di soluzioni musicali e di linguaggi sonori. Conosciuto dal grande pubblico anche per le colonne sonore dei film “Il favoloso mondo di Amélie ” e “Good Bye, Lenin!”, arriva in Italia con un tour che dopo la tappa milanese presso il Palazzo della Triennale,  lo porterà a Firenze (il 17/7), a Roma (il 18/7) e infine a Venezia (il 19/7).
Più che un concerto per presentare il suo ultimo lavoro discografico, è un invito a conoscere il luogo dove Tiersen ha scelto di vivere: l’isola di Ouessant in Bretagna (Eusa in lingua bretone, che dà il titolo all’album).
“Eusa è più di una semplice casa, è una parte di me, una parte di ciò che sono. L’idea è stata quella di realizzare una mappa musicale dell’isola e per estensione, di chi sono”.
Ciascuno dei brani del disco è infatti  intitolato con il nome dei luoghi più cari a Tiersen, dove l’artista ha cominciato questo interessante progetto musicale effettuando registrazioni ambientali (il canto degli uccelli, onde che si infrangono, il fruscio del vento). L’album nasce proprio  dalle improvvisazioni al pianoforte su tali registrazioni, che il musicista ha integrato in un corpo musicale unico.

La ricerca di Tiersen va perfettamente a segno, ogni brano evoca prepotentemente immagini legate ad una natura selvaggia e primitiva, ai colori e alla vastità degli scenari, con una tale ricchezza di sfumature e profumi che ha qualcosa di devastante. Di doloroso persino, per un pubblico milanese.
Ci commuoviamo profondamente, infatti, perchè c’è una sorprendente potenza nella semplicità e nell’armonia ancestrale dei luoghi incantati che Tiersen ci mostra con le note del suo pianoforte e del suo violino.
Ma è come se ce li mostrasse senza aprirne le porte, senza accoglierci pienamente,  perché dal palco mantiene un distacco netto con il suo pubblico: non concede sguardi, non cerca complicità, non dispensa parole.

Articolo e foto di Helga Bernardini