LA LOCRIDE RESISTENTE

Foto e testo di Helga Bernardini

Camini fa parte della rete nazionale Recosol (Rete Comuni Solidali), è quindi uno dei 300 Comuni Italiani che fa dell’accoglienza un’occasione di integrazione reale, sviluppo, ripopolamento e valorizzazione del territorio.

I migranti a Camini svolgono svariate attività, sia lavorative che formative. Hanno quindi la possibilità di mettere a frutto i propri talenti, di acquisire nuove competenze e di metterle a frutto in una visione di bene comune e di recupero dei mestieri tradizionali. Il laboratorio di panificazione, il laboratorio artistico, quello di ceramica, il laboratorio multimediale, arricchiscono giornate scandite dai corsi di italiano, dal lavoro nei campi e per la cura del territorio.

Anche nei momenti liberi dalle attività organizzate, rifugiati e paesani sono coinvolti in attività comuni che diventano occasioni di conoscenza, di scambio, di cura: si può scegliere di cantare nel coro multietnico, organizzare eventi ludici e culturali e, naturalmente, le immancabili partite al campo sportivo.

Come è avvenuto con Riace, che sorge a soli 3 km di distanza, anche questa piccola cittadina jonica è diventata col tempo un modello di studio a livello internazionale grazie al lavoro ventennale della cooperativa che gestisce lo Sprar (Sistema Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati): la cooperativa “Jungi Mundu” (in calabrese “unisci il mondo”) fondata a Camini nel 1999.

L’internazionalismo di Camini si respira non solo per le provenienze dei richiedenti asilo (Siria, Bangladesh, Eritrea, Ghana e altre), ma anche perché qui si alternano gruppi di volontari di ogni parte del mondo: Slovenia, Norvegia, Olanda, solo per citare le nazionalità dei gruppi che abbiamo incontrato durante la nostra, brevissima, permanenza.

L’apertura di Camini ai progetti di volontariato internazionale nasce qualche anno fa dall’ incontro tra “Projects Abroad”, organizzazione con sede in Inghilterra, e la “Jungi Mundu”. Con il tempo la cooperativa ha moltiplicato i progetti europei, aderendo al programma dei Corpi Europei di Solidarietà, al progetto Erasmus+, e diventando sede dei campi estivi di Amnesty International. Un percorso efficace e lungimirante che coniuga sempre le tematiche dell’accoglienza, della pace, dello sviluppo sostenibile alle iniziative sociali, creative e artistiche finalizzate a un protagonismo giovanile.

In un circolo virtuoso, parallelamente, è stato rilanciato il turismo creando un introito decisivo per la comunità. I proventi del turismo solidale, infatti, vengono reinvestiti nella ricostruzione delle case che nel corso degli ultimi decenni sono state progressivamente abbandonate a causa dell’emigrazione verso il nord Italia e il nord Europa. Ora Camini conta circa 300 residenti, poco di un centinaio sono i rifugiati. La scuola è stata riaperta, così come l’ufficio postale, la farmacia, un negozio di alimentari e il bar. Si respira un clima di comunità coesa, laboriosa, ben determinata a viaggiare controcorrente che guarda al suo futuro con le maniche arrotolate.

 

 

Gli scatti sono stati realizzati durante il workshop di foto-reportage sociale guidato dai fotografi Giulio di Meo e Nicola Zolin.

(Giugno 2019)