Compagnia ROD – Red One Duo @Piccola Scuola di circo

Il 28 e 29 Maggio sono andati in scena, presso la Piccola Scuola di Circo di Milano, i tre spettacoli vincitori del premio Vassalli 2021 e tra questi la compagnia siciliana Red One Duo che ha debuttato con “Di pezza”.

I dieci minuti di grati applausi finali del pubblico sono stati il riconoscimento al lavoro impeccabile di questa giovane compagnia che ha portato sul palco una drammaturgia tanto semplice quanto intensa ed emozionante, a tratti commovente, raccontata senza l’uso della parola. Si tratta dell’amore romantico tra una bambola di pezza e un soldatino che prendono vita per una sola notte in una vecchia casa disabitata. In lei c’è qualcosa di rotto, ma il soldatino scopre che il colore rosso ha il potere magico di rianimare l’amata.

Pochi, efficaci oggetti di scena disposti per fare entrare lo spettatore nell’atmosfera fiabesca della performance, avvolti da luci soffuse e musica morbida. Sullo sfondo ampli tendaggi rossi ed un letto con accanto un baule e una radio d’epoca. Ogni piccolo dettaglio è al servizio della storia, raccontata attraverso varie tecniche circensi eseguite dai due acrobati protagonisti in quadri ben integrati fra loro e scanditi con un ritmo narrativo sinuoso: a tratti serrato, a tratti morbido e suggestivo.

Mimo, trapezio, tessuti aerei, clownerie, micro-magia e manipolazione: il duo Chiara Serges e Gabriele Gonzo mettono in scena l’arte elegante dell’acrobatica e del movimento, eseguito con naturalezza e rigore in una performance che non esito a definire già un piccolo capolavoro, pur essendo appena al debutto.

A fine spettacolo volevo saperne di più, così ho contattato gli artisti per rivolgere loro alcune domande.

Sono rimasta molto colpita dall’equilibrio tra la storia che portate in scena e la parte performativa di acrobatica. Non ho trovato spesso questo armonico bilanciamento in spettacoli di circo contemporaneo, vorrei quindi chiedervi qual è la vostra “formula” e se avete avuto il supporto di un occhio registico esterno durante la costruzione dello spettacolo.

Siamo contenti che quest’equilibrio arrivi effettivamente al pubblico perché ha rappresentato una delle nostre premesse durante la creazione: usare il gesto circense come elemento narrativo più che performativo. Più che una “formula” la consideriamo una scelta.

Lo spettacolo non ha una supervisione registica esterna, è scritto e diretto da noi ma abbiamo fatto delle prove aperte per mostrarlo ad amici e colleghi dai quali abbiamo avuto consigli, suggerimenti e degli ottimi ritorni. È stata l’occasione per guardare lo spettacolo attraverso gli occhi di un pubblico di addetti ai lavori e capire cosa arrivasse di ciò che volevamo raccontare. Vorremmo ringraziare in particolare gli SbadaClown che hanno visto lo spettacolo quando ancora era in una forma embrionale e ci hanno spinto a credere che fossimo sulla strada giusta.

Siete molto giovani ma sul palco è evidente un alto livello di professionalità. Non mi riferisco alla preparazione fisico-atletica in sé, che è comunque lampante, quanto al rigore nella ricerca della pulizia del movimento e alla cura di tutti gli aspetti dello spettacolo. Ci raccontate in breve la vostra formazione artistica ed eventualmente le esperienze che più hanno influenzato il vostro processo creativo?

Ti ringraziamo per queste parole, noi siamo sempre molto autocritici e perennemente insoddisfatti, soprattutto su questi aspetti. Probabilmente è proprio questa la ragione che ci spinge a provare e riprovare una scena fino a quando non sentiamo che funziona.

Per quanto riguarda la nostra formazione, abbiamo seguito un percorso professionale attraverso il circuito delle Scuole di Circo, prima a Roma e poi a Torino, esperienze che ci hanno sicuramente dato moltissimi strumenti per creare. Il linguaggio del nostro duo è qualcosa che ha iniziato a svilupparsi durante le scuole ma soprattutto dopo, durante lunghi periodi di creazione e attraverso il contatto diretto con il pubblico.

Arriviamo da un anno e mezzo di fermo dello spettacolo dal vivo. I professionisti dell’arte hanno sofferto più di altre categorie l’assenza di tutele di un settore che è precario anche in tempi “normali”. Ci sono stati momenti di scoraggiamento tali da farvi valutare la possibilità di mollare i vostri progetti artistici? 

È stato un periodo complesso naturalmente. Durante il primo lockdown siamo rimasti bloccati nel nulla dal punto di vista lavorativo e creativo. Avevamo in programma una serie di residenze destinate proprio alla creazione di questo spettacolo ma tutto ovviamente è saltato. Entrambi siamo arrivati al punto di chiederci quando saremmo tornati in scena e se fosse più saggio riorganizzarsi per nuovi percorsi di vita.

In quest’ultima fase di Covid abbiamo deciso di fare diversamente: ci siamo organizzati per “rimanere bloccati” in un luogo idoneo a portare avanti la nostra creazione e la situazione di stasi che si è creata a seguito delle chiusure si è trasformata nel nostro cantiere di creazione, ripulito da qualsiasi distrazione. Naturalmente abbiamo dovuto fare un compromesso con noi stessi per non chiederci come e quando saremmo tornati in scena, altrimenti avremmo rischiato di disperderci.

Ringraziamo Chiara Serges e Gabriele Gonzo per questa breve intervista e auguriamo lunga vita al loro spettacolo.

Foto e testo di Helga Bernardini

29 maggio 2021