Medea delle case popolari ha perso il centro @La Scighera

Foto e intervista di Helga Bernardini

Rossella Raimondi ha una formazione artistica poliedrica, due scuole di teatro, un master di “Teatro nella Scuola” e numerosi seminari e stage. Emma Dante, Gabriele Vacis, Serena Senigallia, Gigi Gherzi, Cesar Brie sono solo alcuni degli artisti con i quali si è formata.

E’ attrice, autrice, insegnante (sia di teatro che di coro) e da tanti anni lavora anche come clown di corsia in ospedale. Di lei (in scena con “Medea delle case popolari”) Danilo Caravà ha scritto:

“Tu la senti parlare e ti esplode tutto un universo davanti agli occhi, ascoltandola senti che c’è un intero mondo carico dei colori di un quadro espressionista, c’è un’urgenza di mettere al mondo il proprio mondo, di condividerlo. E tra lei e Medea si ingenera immediatamente un’affinità elettiva, la natura dionisiaca di questa interprete si mostra in una recitazione tutta di pancia, da lupa verghiana. Il suo corpo è un perpetuum mobile, ed apre una competizione fino all’ultima battuta con la voce, entrambi battono sulla tastiera del testo scenico ad una velocità impressionante, e l’attrice non sbaglia la grafia di un gesto, e non manca di marcare una sola sillaba”  Il Teatrante

Noi condividiamo pienamente queste righe: l’abbiamo vista sul palco in “Medea delle case popolari” e in “La mula” ed in entrambi gli spettacoli l’attrice riempie la scena con una potenza ed una forza espressiva davvero straordinarie.

Incontro Rossella per questa intervista in uno dei suoi luoghi di ritrovo preferiti: la gelateria Da Lì a Là, che mi appare subito come un angolo di serenità, simpatia e dolcezza nel cuore pulsante di un quartiere, la Barona, aggrappato con tenacia alla sua identità popolare ed artigiana (case di ringhiera, vetrai, corniciai, calzolai e, appunto, meravigliose gelaterie artigianali). Un quartiere che assiste con sospetto al suo mutamento in un nuovo quartiere artistico della città, con il proliferare di tatuatori, studi fotografici, di registrazione, ed un numero spropositato di lounge-bar tanto chiassosi quanto privi di gioia. E’ in atto l’inesorabile trasformazione in uno dei prossimi “district” milanesi, secondo logiche che hanno molto a che fare con le politiche speculative e finanziarie dei fondi di investimento e poco con i bisogni di chi lo abita.

Ciao Rossella, vorrei chiederti innanzitutto di presentarti brevemente raccontandoci quali esperienze sono state maggiormente formative per il tuo percorso di attrice e di autrice.

Ho cominciato a dedicarmi al teatro dopo aver studiato Violoncello, Pittura, frequentando Scienze Politiche.

Mi sono diplomata presso le Scuole di teatro Centro Teatro Attivo Quelli di Grock, e poi ho seguito il loro regista e formatore Claudio Orlandini al Comteatro per approfondire il percorso Grotowskiano che ancora oggi mi guida.

L’incontro con Claudio Orlandini è stato fondamentale, i suoi laboratori teatrali ti formano su tutti i fronti: training, autori, scena, scrittura, costumi, scenografia. E’ stato un periodo ricco, intenso e sicuramente di duro lavoro.

Centrale nel mio percorso artistico è stato anche l’incontro con Gigi Gherzi con la bottega autore-attore che ho seguito per diversi anni. Essere autore-attore è diverso dall’essere un drammaturgo puro che scrive per l’interpretazione di altri, perché è un percorso imprescindibile dalla propria attoralità. Oggi sono parte del progetto di Gherzi “Teatro degli Incontri” dove autori–performer creano atti collettivi coinvolgendo la cittadinanza.

Ho incontrato negli anni tanti altri artisti, e tutti mi hanno regalato un pezzetto che poi è diventato un cammino, da Gabriele Vacis a Emma Dante, da Tim Robbins a Mimmo Borrelli. Credo che un attore, un autore, un artigiano dell’arte abbia continuamente bisogno di formarsi, per ricrearsi ogni volta.

Il tuo spettacolo “Medea delle case popolari ha perso il centro” ha debuttato al Teatro della Contraddizione di Milano, come vincitore del bando ex polis 2018-19. La tua Medea vive in un condominio popolare, in questo stesso quartiere periferico dove siamo ora e dove abiti. Come è nata la drammaturgia e attraverso quali contaminazioni e ispirazioni è diventata lo spettacolo attuale?

L’indagine di partenza è naturalmente la figura di Medea, non solo di Euripide e di Seneca, ma anche la Medea straniera di Corrado Alvaro e “Voci” della Wolf. La mia ricerca è stata anche influenzata da letture molto diverse, come l’analisi di Vincenzo Punto sul “Meine Kampf” o “Signor Malaussène” di Pennac: libri apparentemente lontani, ma accomunati dal tema del diverso, del marginale, del periferico.

“Medea delle case popolari ha perso il centro” è uno spettacolo che parla di città, di paura della città, del sentirsi straniero e di virus, anche, in un certo senso. L’ho scritto prima dell’emergenza Covid che stiamo vivendo, ma il tema nodale riverbera con essa: una pandemia sociale esistente ben prima di quella sanitaria. E’ uno spettacolo forgiato sulla vita quotidiana fatta di contatti, scambi e attriti che nascono con chi ti è vicino e diverso, con chi spesso indichiamo come colpevole di ogni nostro fallimento, dove il fallimento è inteso sui canoni di questa nostra società bulimica, forzatamente giovane e doverosamente vincente in termini economici.

La “mia” Medea nasce dopo gli incontri e gli scambi teatrali, oltre che umani, con le realtà fragili della città che contatto teatralmente grazie al progetto del Teatro degli Incontri. Nasce come un breve pezzo di 10 minuti sul lavoro collettivo di Medea proseguito poi in solitudine come “raccolta” di tanti laboratori cittadini da me condotti, nei quali si giocava e si discuteva attorno a due interrogativi: “Quando mi sento straniero?” e “Quando Milano mi fa paura? ”.

Da qui l’esigenza di mantenere queste domande anche durante lo spettacolo, nell’interazione con il pubblico che quindi non assiste soltanto alla messa in scena ma, con la sua partecipazione attiva, lo rende ogni volta unico.

Sei sempre stata molto attiva nel Coordinamento Spettacolo Lombardia. Noi abbiamo seguito da vicino le azioni e le rivendicazioni del movimento e l’occupazione del Piccolo Teatro questa primavera, fino alla consegna della vostra proposta di legge al Ministro Franceschini. Cosa è avvenuto dopo, e quali sono le tue riflessioni sullo stato di salute del Teatro in Italia?

Purtroppo dopo tanta lotta la situazione dei lavoratori dello spettacolo non è cambiata di una virgola. Se pur esternamente possa sembrare che ci sia stata una “presa in carico” delle problematiche del settore sedimentate da anni e anni, non c’è mai stata in realtà una vera volontà di cambiamento. Noi, come Coordinamento Spettacolo Lombardia, abbiamo prodotto un documento tecnico per una vera riforma strutturale, perché i bonus sono solo piccoli aiuti (che tra l’altro le realtà piccole non hanno ricevuto), ma nessuno dei nostri punti è stato accolto. Quindi, con la riapertura, cosa è accaduto? I grandi teatri (giustamente) hanno beneficiato degli aiuti ed hanno potuto avviare nuove importanti produzioni, ma nulla si è fatto per supportare le piccole realtà artistiche affinché non chiudessero definitivamente. Eppure sono proprio quelle che hanno sofferto di più, con le chiusure prima e gli ingressi contingentati poi, e sono anche quelle che svolgono un ruolo sociale strategico e fondamentale sul territorio.

A questo punto non posso che chiederti se hai già un nuovo progetto al quale stai lavorando, nella speranza di ritrovarti presto su un palco.

I progetti sui quali sto lavorando sono più di uno in realtà: il primo è un lavoro ispirato alle “Donne al Parlamento” di Aristofane, un altro è nato come soggetto cinematografico sulla morte, sempre in una versione ironica. Sto anche lavorando ad un progetto musicale sulle donne, con la Milano Classica, di cui non posso ancora dire nulla. Ne approfitto quindi per invitare te e chi ci legge a seguire gli sviluppi di questi progetti seguendo la mia pagina Facebook.

Ringraziamo Rossella che ci ha dedicato il suo tempo e raccogliamo il suo invito a seguire gli sviluppi dei suoi prossimi impegni artistici.

Ottobre 2021